mercoledì 12 dicembre 2018

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Lo screening mammografico

feb 19 2015

Ma è proprio necessario fare tutte queste mammografie?

La domanda viene spesso rivolta al medico che prescrive una mammografia.

Allora, vediamo quali sono le evidenze scientifiche.

Lo screening mammografico ha consentito una riduzione di quasi il 20% della mortalità per tumore del seno, ed è, quindi, uno strumento indispensabile per la lotta a questo tipo di cancro.

Tuttavia è molto aperta la discussione sulla frequenza con cui le mammografie dovrebbero essere eseguite per bilanciare il rapporto tra costi e benefici.

Il beneficio è ovviamente l'individuazione di tumori allo stadio iniziale, non sospettati.

I costi sono, invece, di due tipi: il primo è il costo dell'esecuzione di questo esame; il secondo ordine di costi è quello che deriva dalla frequenza di diagnosi radiologiche che non trovano conferma ai successivi accertamenti.

La frequenza suggerita per le mammografie varia da un sistema sanitario all'altro.

La scelta della Regione Lombardia di proporre una cadenza biennale all'esecuzione di mammografie di screening nelle donne tra i 50 e i 70 anni pare attualmente premiante, perché concentra lo sforzo nella fascia d'età più a rischio, con una cadenza che è sufficiente per sorprendere i tumori nelle fasi iniziali, tenendo conto della velocità media di crescita delle cellule tumorali.

Restano, tuttavia, scoperte due fasce d'età importanti: quella delle donne in età fertile e quella delle donne oltre i 70 anni.

Le donne in età fertile oggi sono esposte al rischio di tumore con frequenza crescente, essenzialmente per l'esposizione a fattori di rischio ambientali e genetici.

Per contro, l'invecchiamento della popolazione femminile comporta un numero maggiore, rispetto al passato, di donne per le quali il fattore di rischio età assume un'importanza determinante.

Un ulteriore motivo di preoccupazione è la possibilità che un tumore si sviluppi velocemente nel tempo che intercorre tra una mammografia e l'altra.

Questo certamente può avvenire. L'attenzione delle donne al proprio corpo e l'autopalpazione aiutano a ridurre questo rischio, così come il ricorso allo specialista per visite periodiche ed eventuale ecografia.